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TRATTAMENTO CHIRURGICO
Dal punto di vista chirurgico una lesione del nervo facciale può essere trattata secondo varie metodiche, da adottare in base alla lesione stessa. Naturalmente la continuità anatomica del nervo va conservata ogni qual volta sia possibile. In presenza di un'interruzione del tronco nervoso è necessaria una sua ricostruzione. Questa può essere effettuata mediante riapprossimazione diretta dei 2 monconi quando non sia presente una perdita di sostanza. In caso contrario la ricostruzione nervosa sarebbe in tensione, con scarsi risultati funzionali. Se la perdita di sostanza non è di grandi dimensioni questo problema può essere superato con una dislocazione del nervo dal suo letto anatomico naturale, in modo da accorciarne il decorso. In presenza di ampie perdite di sostanza la soluzione preferibile è quella di un innesto
nervoso (Fig. 9A, Fig. 9B). I 2 nervi donatori generalmente utilizzati sono il nervo surale ed il nervo grande auricolare.
Si tratta di 2 nervi sensitivi situati rispettivamente all'altezza della caviglia e del collo, senza alcuna importanza funzionale. Per l'effettuazione di un innesto è sempre meglio sezionare i monconi nervosi in maniera obliqua, così da aumentare la superficie di contatto. La riapprossimazione può essere stabilizzata con colle biologiche o più raramente con microsuture. Va sottolineato che in caso di interruzione anatomica del nervo la porzione distale va comunque incontro ad una degenerazione e tutti i tipi di ricostruzione hanno come unico scopo quello di
fornire una guida alla rigenerazione della porzione prossimale. Quando tali accorgimenti non danno alcun risultato oppure non possono venire effettuati per motivi tecnici (in particolare l’assenza del moncone prossimale), un'ulteriore soluzione è quella di agganciare la parte terminale del facciale a quella prossimale del nervo ipoglosso (deputato ai movimenti di metà
lingua (Fig. 10). La rigenerazione del nervo ipoglosso in questo caso va ad innervare i muscoli della metà faccia.
L'intervento è eseguibile con più varianti tecniche ed ha come svantaggio quello di comportare spesso un deficit di motilità di metà
lingua. Va sottolineato che il miglior
risultato ottenibile con qualsiasi tipo di ricostruzione del nervo non supera mai il 50% della sua funzionalità normale. Questo è però sufficiente per ottenere un ripristino del tono muscolare di metà faccia, evitandone così la flaccidità, per permettere la chiusura dell'occhio, e evitare quindi tutte le problematiche relative alla protezione dell'occhio
stesso. L'ultima possibilità per rianimare un'emifaccia paralizzata è offerta da alcuni interventi di chirurgia plastica, che però hanno come fine quello di restituire una simmetricità "statica" al volto, con risultati molto limitati per quanto riguarda il recupero della
motilità.
Trattamenti complementari ed esiti funzionali
In presenza di una paralisi del facciale è necessario proteggere l'occhio per tutto il tempo in cui non riesce a chiudersi, soprattutto se questo è associato ad un'assenza di lacrimazione. Questo è ottenibile attraverso l’uso di lacrime artificiali, l’applicazione di speciali occhialini o di pesi adesivi a livello della palpebra quando si prevede un recupero funzionale in breve tempo. Se tale recupero non è previsto o se
presumibilmente si protarrà nel tempo è preferibile proteggere l'occhio con altre metodiche quale l'applicazione di un peso d'oro sotto la pelle della palpebra o la sutura parziale delle palpebre (tarsorrafia laterale). La valutazione su tipo ed i tempi di recupero dipende dal giudizio del medico sull'entità del danno nervoso e dalla patologia. Ad esempio una paralisi immediata successivamente alla rimozione di tumori della base del cranio non recupera quasi mai in maniera completa ed anche il recupero parziale è protratto per 6-12 mesi. Successivamente ad una paralisi completa sono inoltre frequenti degli esiti quali spasmi della metà faccia, una diminuzione della selettività dei movimenti (movimenti di massa, ad esempio nell'atto di masticare si chiude anche l'occhio) o la lacrimazione dell'occhio durante la masticazione (lacrime di coccodrillo). Tutti questi fenomeni sono da attribuire ad anomalie nel corso della reinnervazione.
SPASMO DELL'EMIFACCIA
Un altro segno di disfunzione del nervo facciale, di più raro riscontro, è rappresentato dallo spasmo dell'emifaccia, cioè da contrazioni involontarie di una metà del volto. Tale sintomatologia è stata correlata ad un contatto anomalo, definito "conflitto neuro-vascolare", tra il nervo facciale a livello della sua origine dal tronco dell'encefalo ed un vaso. In casi rari questo contatto può essere provocato da una massa tumorale. Dal punto di vista diagnostico il conflitto è evidenziabile con alcune sequenze della Risonanza Magnetica. Una volta diagnosticato la terapia d'elezione è rappresentata dall'intervento di decompressione neuro-vascolare, che consiste nel posizionamento di un materiale che separi il facciale dal vaso
(Fig. 11). Naturalmente essendo un intervento intracranico con
importanti rischi potenziali, va riservato ai casi in cui la sintomatologia risulti particolarmente invalidante. Per pazienti che per motivi di carattere generale oppure per l'età avanzata non possono essere sottoposti ad intervento chirurgico l'alternativa terapeutica consiste nell'iniezione di tossina botulinica a livello dei muscoli dell'emifaccia. Questa sostanza non è altro che un veleno che crea un deficit temporaneo più o meno importante della funzione muscolare, riducendo di conseguenza in maniera sostanziale anche lo spasmo. Naturalmente l'iniezione di tossina botulinica, avendo un'efficacia temporanea, deve essere ripetuta ogni 6 mesi circa.
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